Natto fatto in casa: la guida al fermentato più filante

Nessun altro fermentato del sito divide come il natto: chi lo ama non riesce a farne a meno, chi lo assaggia la prima volta spesso si ferma ai fili. Non nasce da una muffa come il tempeh, ma da un batterio, il Bacillus subtilis, e il procedimento è più semplice di quanto sembri. Ecco come farlo, e perché il passaggio in frigo alla fine non è facoltativo.

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La redazione | 7 min lettura | 10 Ago 2026

In breve

Il natto nasce da soia cotta inoculata con spore di Bacillus subtilis, incubata a 40-45 °C per 22-24 ore. A differenza del tempeh, che usa una muffa, qui è un batterio a lavorare, e il risultato sono fagioli interi avvolti in una capsula filante. Dopo l'incubazione va raffreddato in frigo per almeno 24 ore: è il passaggio che attenua l'odore forte e consolida la consistenza, e saltarlo è l'errore più comune di chi lo fa la prima volta.

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Cos'è il natto

Il natto è l'unico fermentato di soia del sito che non usa una muffa. Al posto di koji o Rhizopus lavora il Bacillus subtilis, un batterio che in meno di un giorno trasforma la soia cotta in qualcosa di completamente diverso: fagioli interi, morbidi, avvolti in una patina biancastra che si allunga in fili sottili non appena li tocchi. La mappa completa dei fermentati di soia, con le differenze rispetto a miso e tempeh, è nella guida ai legumi fermentati.

È anche il più veloce da fermentare, un giorno soltanto, ma quello che sembra un vantaggio nasconde la parte più delicata: il Bacillus subtilis lavora a temperature più alte di qualsiasi altro fermentato del sito, e la finestra giusta è stretta.

Cosa serve

Per circa 300 g di natto

I semi piccoli non sono un capriccio: fermentano in modo più uniforme e danno più superficie al batterio rispetto agli stessi grammi in semi grandi. Vanno bene comunque anche i semi standard, con qualche minuto di cottura in più.

Il procedimento

1

Ammollo. Metti la soia in acqua fredda, almeno il triplo del volume dei semi, per 12-24 ore a temperatura ambiente.

2

Cottura. Cuoci finché i fagioli si schiacciano facilmente tra due dita, senza resistenza: in pentola a pressione bastano circa 45 minuti dal fischio, in pentola normale servono 3-4 ore a fuoco lento.

3

Raffredda a 45 °C. Lascia intiepidire i fagioli scolati finché non scottano più: inoculare a caldo rischia di uccidere il batterio.

4

Inocula. Sciogli lo starter nell'acqua tiepida e versalo sui fagioli, mescolando a fondo perché ogni seme ne riceva un po'.

5

Stendi. Distribuisci i fagioli in uno strato sottile, 2-3 cm, in contenitori bassi con coperchio forato o coperti da un foglio forato: il Bacillus subtilis, come il Rhizopus del tempeh, ha bisogno di un minimo di aria.

6

Incuba. Tieni i contenitori a 40-45 °C per 22-24 ore, finché la superficie non è ricoperta da una patina biancastra e i fagioli si allungano in fili quando li muovi.

7

Riposa in frigo. Copri e lascia riposare in frigorifero per almeno 24 ore prima di assaggiare.

Non confondere la temperatura con quella del tempeh. Il natto vuole 40-45 °C, il tempeh solo 30-33 °C: sono due microrganismi diversi con esigenze diverse, e usare l'incubatore sbagliato per l'uno o per l'altro rallenta o blocca la fermentazione. Durante l'incubazione l'odore ammoniacale è forte: è normale, non un segnale di batch andato storto.
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Perché è filante

Il Bacillus subtilis produce sulla superficie di ogni fagiolo una capsula di poliglutammato e fruttani, due polimeri che si allungano in fili appiccicosi non appena il natto viene mescolato o rotto. Più lo mescoli, più filamenti si formano: in Giappone è considerato un segno di buona fermentazione, non un difetto da correggere, e la ricetta tradizionale prevede proprio di mescolarlo a lungo prima di mangiarlo.

Come si mangia

La forma più comune è sul riso caldo, mescolato con un filo di salsa di soia, un velo di senape karashi e cipollotto affettato sottile. Mescola bene prima di aggiungere il condimento: è quel gesto a sviluppare i fili che rendono il natto riconoscibile.

Non sei il solo popolo che fermenta la soia con i batteri. Il cugino thailandese del natto si chiama thua nao, spesso essiccato in dischi invece che lasciato umido: stessa tecnica, uso completamente diverso.

Domande frequenti

Perché il natto è filante?

Il Bacillus subtilis produce sulla superficie di ogni fagiolo una capsula di poliglutammato e fruttani, due polimeri che formano fili appiccicosi quando il natto viene mescolato o rotto. Più lo mescoli, più i fili si moltiplicano.

Il natto puzza sempre così forte?

Durante l'incubazione sì, l'odore ammoniacale è forte ed è normale. Il riposo in frigorifero dopo la fermentazione lo attenua parecchio, ed è uno dei motivi per cui quel passaggio non va saltato.

Che differenza c'è tra natto e tempeh?

Il tempeh nasce da una muffa, il Rhizopus, che lega i fagioli in un blocco compatto. Il natto nasce da un batterio, il Bacillus subtilis, che lascia i fagioli interi ma li avvolge in una capsula filante. Il risultato non potrebbe essere più diverso.

Si può fare il natto senza uno starter comprato?

Sì: basta un cucchiaio di natto commerciale non pastorizzato, dissolto in acqua tiepida e mescolato ai fagioli cotti al posto delle spore in polvere, come si fa per avviare un nuovo yogurt da uno vecchio.

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