Postbiotici: cosa sono e cosa dice la ricerca

Probiotici, prebiotici e ora postbiotici. Il terzo nome è il più frainteso: indica batteri che non sono più vivi ma che, in diversi studi sulle persone, hanno fatto bene lo stesso. Ne sentirai parlare sempre di più. Qui trovi cosa vuol dire, cosa mostrano le ricerche più recenti e cosa cambia per chi mangia fermentati.

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La redazione | 12 min lettura | 20 Set 2026

In breve

Un postbiotico è un preparato di batteri non più vivi, interi o a pezzi, che fa bene alla salute, con un effetto dimostrato da studi sulle persone. È la definizione data nel 2021 dall'ISAPP, l'associazione internazionale di scienziati che si occupa di probiotici e prebiotici. Nel linguaggio comune la parola indica anche le sostanze che i batteri producono mentre fermentano, ma per la definizione scientifica quelle da sole non bastano. Gli studi ci sono: in uno su 443 persone con intestino irritabile un batterio inattivato col calore ha dato più risposte positive del placebo (34% contro 19%), e una raccolta del 2025 su 25 studi ha trovato piccoli miglioramenti su insulina, trigliceridi, giro vita e infiammazione. Per chi mangia fermentati la notizia è buona: anche quando il calore ha eliminato i batteri vivi, il lavoro della fermentazione resta nel piatto.

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Probiotici, prebiotici, postbiotici: le tre parole

Sono tre parole che si completano a vicenda. Le prime due le abbiamo spiegate in probiotici e prebiotici: i probiotici sono batteri vivi, i prebiotici sono il cibo dei batteri che abbiamo già nell'intestino. I postbiotici sono la parte che mancava: cosa succede quando i batteri non sono più vivi.

Parola Cosa sono Sono vivi? Un esempio
Probiotici Batteri vivi che fanno bene alla salute I batteri lattici di un kefir vivo
Prebiotici Il cibo dei batteri intestinali, quasi sempre fibre No, non sono organismi L'inulina di cicoria e cipolla
Sinbiotici Batteri vivi e il loro cibo, insieme Sì, per la parte batterica Un barattolo di verdure lattofermentate
Postbiotici Batteri non più vivi, interi o a pezzi, con un beneficio dimostrato No Un bifidobatterio inattivato col calore, studiato su chi ha l'intestino irritabile

Cosa vuol dire, in parole semplici

Nel 2021 l'ISAPP ha messo per iscritto la definizione: un postbiotico è «una preparazione di microrganismi inanimati e/o dei loro componenti che conferisce un beneficio alla salute dell'ospite» (traduzione nostra). In italiano corrente: batteri che non sono più vivi, interi o ridotti a pezzi, come la parete che li avvolge, e che fanno bene a chi li assume.

La parola scelta è "inanimati" e non "inattivi", proprio per dire che i batteri sono stati uccisi senza che questo significhi perdere la funzione. Il resto della definizione è severo quanto quella dei probiotici. Perché un preparato si chiami postbiotico servono tre cose:

Come fanno dei batteri non più vivi a servire? Il documento ISAPP indica tre meccanismi fra i meglio accertati. Cambiano l'ambiente per gli altri batteri, per esempio con l'acido lattico. Rinforzano la barriera dell'intestino, cioè lo strato di cellule che separa l'interno dall'esterno del corpo. E dialogano con il sistema immunitario: certe molecole sulla superficie dei batteri vengono riconosciute dalle cellule immunitarie dell'intestino, e per questo non serve che il batterio sia vivo. La ricerca sui dettagli è ancora in corso.

Un vantaggio pratico. Senza batteri vivi non serve la catena del freddo: secondo il documento ISAPP i preparati con microrganismi inanimati si conservano a lungo e sono più adatti dei probiotici dove il frigo non è garantito. È uno dei motivi per cui l'industria li guarda con interesse.

Una parola, due significati

Qui nasce la confusione. La definizione dell'ISAPP è un accordo fra scienziati, non una legge, e nel mondo dei prodotti la parola viene usata in modo più largo. Una rassegna del 2026 che ha contato 101 studi clinici sul tema ammette che non esiste una definizione accettata da tutti, e che c'è chi include nella parola anche le sostanze prodotte dai batteri.

Cosa è Postbiotico per l'ISAPP? Nell'uso comune
Batteri uccisi col calore, interi Sì, se identificati e studiati
Pezzi di batteri (pareti, proteine di superficie) Sì, alle stesse condizioni
Batteri uccisi insieme alle sostanze prodotte nella coltura Sì, alle stesse condizioni
Una sostanza pura, come il butirrato in capsula No, si chiama semplicemente butirrato Spesso sì
Il liquido filtrato di una coltura, senza cellule No, si chiama filtrato Spesso sì
Crauti o yogurt pastorizzati Non di per sé: batteri non identificati e nessuno studio sul preparato A volte sì
Metabolita: la parola da conoscere. Significa "sostanza prodotta da un batterio mentre lavora". Nei fermentati sono l'acido lattico, le vitamine, gli acidi grassi a catena corta come il butirrato. Sono utili e interessanti, ma per l'ISAPP da sole non sono postbiotici. In questa pagina usiamo "postbiotico" nel senso dell'ISAPP e diciamo "sostanze prodotte" quando parliamo di metaboliti.

Cosa dice la ricerca

Il campo è giovane ma non è vuoto: la rassegna del 2026 ha contato 101 studi clinici. Quattro risultati aiutano a capire cosa è stato osservato.

Intestino irritabile: 443 persone, 8 settimane

Nel 2020, sulla rivista The Lancet Gastroenterology & Hepatology, un gruppo di ricerca ha dato a 443 persone con sindrome dell'intestino irritabile, in 20 centri tedeschi, un bifidobatterio inattivato col calore oppure un placebo per 8 settimane. Il 34% di chi lo ha preso (74 su 221) ha raggiunto l'obiettivo di meno dolore addominale e sollievo dai sintomi per almeno metà delle settimane, contro il 19% del placebo (43 su 222). Non ci sono stati eventi avversi gravi. Gli autori concludono che gli effetti utili di questi batteri non dipendono dal fatto che siano vivi.

Metabolismo: un batterio pastorizzato ha battuto quello vivo

Nel 2019, su Nature Medicine, un gruppo di ricerca ha dato per tre mesi Akkermansia muciniphila, un batterio tipico dell'intestino, a 32 persone in sovrappeso con resistenza all'insulina. Nel gruppo che ha preso la versione pastorizzata la sensibilità all'insulina è salita del 28,6% e l'insulina nel sangue è scesa del 34,1% rispetto al placebo, con il colesterolo totale in calo. La versione viva ha dato miglioramenti più lievi. È uno studio piccolo, pensato per un primo segnale. Nel 2022 l'Unione Europea ha autorizzato l'Akkermansia pastorizzata come nuovo alimento, per gli integratori degli adulti.

Venticinque studi messi insieme

Nel 2025 una meta-analisi ha riunito 25 studi controllati sui postbiotici, usando la definizione larga, quindi anche capsule di butirrato e yogurt arricchiti. In media sono migliorati l'insulina (2,8 µU/mL in meno), i trigliceridi (8,5 mg/dL in meno), il giro vita (1,5 cm in meno) e la proteina C reattiva, un indice di infiammazione. Non sono cambiati glicemia, peso, indice di massa corporea, colesterolo e pressione. Gli effetti sono piccoli ma nella stessa direzione, e gli studi erano molto diversi fra loro, quindi la media nasconde differenze: è il motivo per cui conta il singolo preparato più della categoria.

Neonati e sicurezza: dove il beneficio non è emerso

Una revisione del 2026 dei pediatri europei (ESPGHAN) ha esaminato 12 studi sulle formule per neonati con postbiotici. Non hanno mostrato differenze rispetto alla formula normale su crescita, sintomi intestinali, infezioni e allergie, e sono risultate ben tollerate e sicure. Sugli adulti sani, uno studio giapponese del 2026 su 40 persone ha dato per 12 settimane 25 miliardi di cellule al giorno di un lattobacillo inattivato col calore, senza alcun evento avverso legato al prodotto.

Il quadro d'insieme: segnali incoraggianti su intestino irritabile e indicatori metabolici, buona tollerabilità, e la regola che ogni risultato vale per il preparato studiato e non per ogni prodotto che porta la stessa parola.

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E i fermentati che mangi?

Qui il discorso torna in cucina, ed è la parte più incoraggiante. Partiamo dal punto formale: un barattolo di crauti pastorizzati non è un postbiotico nel senso dell'ISAPP. Il documento lo dice chiaramente: i fermentati tradizionali nascono da colture miste, con batteri che nessuno ha identificato uno per uno, e non rientrano nella definizione. Questo non vuol dire che siano vuoti. Due studi recenti sul cibo vero mostrano il contrario.

Lo yogurt fresco, pastorizzato e sterilizzato

Nel 2024, su Nutrients, un gruppo di ricerca ha confrontato tre versioni dello stesso yogurt in adulti sani: fresco con batteri vivi, pastorizzato e sterilizzato senza batteri vivi. Tutte e tre hanno aumentato l'attività delle cellule immunitarie di prima linea, quelle che intervengono per prime contro un'infezione. Solo il fresco, con i batteri vivi, ha dato in più una spinta alla risposta immunitaria specifica. Lo studio non aveva un gruppo che non mangiasse yogurt, quindi confronta le versioni fra loro.

I crauti freschi e pastorizzati

Nel 2025, su Microbiome, un gruppo di ricerca ha fatto mangiare a 87 adulti sani 100 grammi al giorno di crauti, per quattro settimane freschi e per quattro pastorizzati. I crauti freschi hanno fatto crescere nell'intestino un lattobacillo, il Lacticaseibacillus paracasei. I crauti pastorizzati hanno invece fatto salire nel sangue gli acidi grassi a catena corta: acetico, propionico e butirrico. La varietà complessiva dei batteri intestinali non è cambiata con nessuno dei due: l'intestino di chi sta bene è piuttosto stabile nel breve periodo.

Cosa se ne ricava

Vivo e non vivo non sono in gara, fanno cose in parte diverse. Un fermentato vivo porta tutto insieme: batteri vivi, batteri non più vivi e le sostanze prodotte. Uno cotto o pastorizzato porta gli ultimi due, e gli studi mostrano che non sono un ripiego. Su scala più grande, uno studio su 46.091 adulti americani ha associato un maggior consumo di alimenti con microrganismi vivi a valori migliori su otto indicatori su dieci: lo trovi spiegato in probiotici e prebiotici.

Cosa cambia in cucina

Cuoci senza rimpianti. Il kimchi in padella e il pane a pasta madre hanno perso i batteri vivi, e tengono il sapore, la fermentazione fatta e le sostanze prodotte. Il miso invece conviene scioglierlo a fuoco spento, se vuoi anche i vivi. Sono due scelte diverse, e sono entrambe buone.

Scegli vivo quando puoi. Il fermentato vivo è quello completo, e lo studio sullo yogurt lo conferma: solo il fresco ha spinto la risposta immunitaria specifica. Quelli crudi si riconoscono dall'etichetta: vedi come leggerla. Fatti in casa, come i crauti, li controlli tu.

Metti insieme la fibra. I batteri dell'intestino, quando mangiano fibra, producono acidi grassi a catena corta come il butirrato: funzionano da carburante per le cellule dell'intestino e da segnali per il resto del corpo. Per l'ISAPP quelle sostanze non sono postbiotici, ma fanno parte della stessa storia, e la strada per averne di più è la fibra: cicoria, cipolla, aglio, legumi, come nella sezione sui prebiotici in cucina.

Varia. Una rotazione di fermentati diversi, vivi e cotti, porta comunità batteriche diverse. Se vuoi capire quali batteri lavorano in ciascuno, la base è nella fermentazione lattica.

Come leggere la parola "postbiotico" su una confezione

Sempre più prodotti la useranno, e come abbiamo visto può voler dire cose diverse. Tre domande bastano a orientarsi.

Le tre domande.
1. Quale batterio, con quale sigla? Cerca nome, specie e codice del ceppo (per esempio "MIMBb75"). Senza sigla non si può sapere cosa c'è dentro.
2. Cosa contiene davvero? Cellule inattivate intere, frammenti, oppure solo sostanze prodotte. Sono tre cose diverse.
3. Esiste uno studio sulle persone su quel preparato preciso? Uno studio su un altro ceppo non vale per il tuo.

Un'ultima nota, dal documento ISAPP: la sicurezza di un postbiotico non si può dedurre da quella del batterio di partenza, va verificata per ogni prodotto. L'autorizzazione europea per l'Akkermansia pastorizzata, per esempio, esclude gravidanza e allattamento. Dove c'è una condizione medica, la scelta di un integratore si fa con chi la segue.

Perché ne sentiremo parlare sempre di più

Tre ragioni. La prima è pratica: senza batteri vivi un prodotto regge meglio conservazione e trasporto, e si può aggiungere a più cibi e bevande. La seconda è regolatoria: l'Europa ha già autorizzato un batterio pastorizzato come nuovo alimento. La terza è scientifica: i primi risultati su intestino e metabolismo giustificano nuovi studi, e quelli clinici sono già più di cento.

Il lavoro da fare è soprattutto di chiarezza. Gli autori della rassegna del 2026 osservano che negli studi sui postbiotici mancano spesso la descrizione del metodo di inattivazione, la dose e i controlli di qualità, e chiedono resoconti più uniformi. È la strada per passare da una parola di moda a una categoria di cui ci si può fidare.

Fonti

La definizione di postbiotico è quella del documento di consenso ISAPP del 2021, e le domande frequenti dello stesso gruppo ne chiariscono i confini. I dati degli studi vengono dagli articoli originali.

  1. Salminen S. et al. (2021). The International Scientific Association of Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of postbiotics. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 18(9), 649-667. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  2. Vinderola G., Sanders M.E., Cunningham M., Hill C. (2024). Frequently asked questions about the ISAPP postbiotic definition. Frontiers in Microbiology, 14, 1324565. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  3. Anjum M., Ouwehand A.C. (2026). Postbiotics: an overview and recommendations for improved reporting. Molecular Nutrition & Food Research. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  4. Andresen V., Gschossmann J., Layer P. (2020). Heat-inactivated Bifidobacterium bifidum MIMBb75 (SYN-HI-001) in the treatment of irritable bowel syndrome: a multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled clinical trial. The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 5(7), 658-666. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  5. Depommier C. et al. (2019). Supplementation with Akkermansia muciniphila in overweight and obese human volunteers: a proof-of-concept exploratory study. Nature Medicine, 25, 1096-1103. nature.com
  6. Regolamento di esecuzione (UE) 2022/168 della Commissione, che autorizza l'immissione sul mercato di Akkermansia muciniphila pastorizzata come nuovo alimento. eur-lex.europa.eu
  7. Li S., Sohouli M.H., Li Z. (2025). The effect of postbiotics supplementation on obesity and metabolic health: a systematic review and meta-analysis of randomized control trials. Nutrition & Metabolism, 22, 140. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  8. Szajewska H., Dinleyici E.C., Guarino A. et al. (2026). Technical review by the ESPGHAN Special Interest Group on Gut Microbiota and Modifications on the health outcomes of infant formula supplemented with postbiotics. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 82, 278-288. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  9. Aoki T. et al. (2026). Safety evaluation of the long-term intake of heat-killed Lactobacillus helveticus MCC1848 in healthy adults: a randomized, double-blind, placebo-controlled study. BMC Nutrition, 12, 164. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  10. Rivero-Pino F. et al. (2024). Prospective, randomized, double-blind parallel group nutritional study to evaluate the effects of routine intake of fresh vs. pasteurized yogurt on the immune system in healthy adults. Nutrients, 16(12), 1969. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  11. Schropp M. et al. (2025). The impact of regular sauerkraut consumption on the human gut microbiota: a crossover intervention trial. Microbiome, 13, 52. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  12. Koh A., De Vadder F., Kovatcheva-Datchary P., Bäckhed F. (2016). From dietary fiber to host physiology: short-chain fatty acids as key bacterial metabolites. Cell, 165(6), 1332-1345. doi.org
  13. Hill C. et al. (2023). Positive health outcomes associated with live microbe intake from foods, including fermented foods, assessed using the NHANES database. The Journal of Nutrition, 153(4), 1143-1149. pmc.ncbi.nlm.nih.gov

Domande frequenti

Cosa sono i postbiotici in parole semplici?

Sono batteri che non sono più vivi, interi o ridotti a pezzi, che hanno un effetto positivo dimostrato sulla salute di chi li assume. È la definizione dell'ISAPP, l'associazione internazionale di scienziati che si occupa di probiotici e prebiotici. Per chiamarsi così un preparato deve avere un batterio identificato, un metodo di inattivazione descritto e uno studio sulle persone che ne mostri il beneficio.

I postbiotici sono la stessa cosa dei metaboliti?

No, anche se nell'uso comune si confondono. I metaboliti sono le sostanze che i batteri producono mentre lavorano: acido lattico, vitamine, acidi grassi a catena corta come il butirrato. Per la definizione scientifica servono anche le cellule batteriche non più vive o i loro pezzi: una sostanza pura, da sola, non è un postbiotico. Molti prodotti però usano la parola in senso più largo.

Un fermentato pastorizzato contiene postbiotici?

Contiene batteri non più vivi e le sostanze prodotte durante la fermentazione, ma per la definizione formale serve un preparato con ceppi identificati e uno studio dedicato, e i fermentati tradizionali non li hanno. Non è però un alimento vuoto: in uno studio del 2025 su 87 adulti i crauti pastorizzati hanno fatto salire nel sangue gli acidi grassi a catena corta, e in uno del 2024 anche lo yogurt senza batteri vivi ha attivato le cellule immunitarie di prima linea.

Meglio probiotici o postbiotici?

Non sono in competizione: gli studi valutano un preparato preciso alla volta, e il risultato di uno non si trasferisce a un altro. Per il cibo conviene ragionare per varietà: i fermentati vivi portano batteri vivi, batteri non più vivi e sostanze prodotte insieme, quelli cotti o pastorizzati portano gli ultimi due.

I postbiotici si possono fare in casa?

In senso pratico sì: se cuoci un fermentato, come il kimchi in padella o il pane a pasta madre, ottieni batteri non più vivi e le sostanze che hanno prodotto. Non è però un postbiotico nel senso della definizione scientifica, che richiede un ceppo identificato e uno studio sulle persone per quel preparato preciso.

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