Fermentati thailandesi: la guida ai sapori fermentati della Thailandia

La cucina thai è costruita sulla fermentazione: è da lì che arriva quell’umami profondo, acido e pungente che la rende inconfondibile. Ecco tutti i fermentati della Thailandia, verdure, soia, pesce, frutta, e quali di questi puoi davvero riprodurre nella tua cucina.

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La redazione | 10 min lettura | 7 Lug 2026
In questa guida

L’umami nascosto della cucina thai

Quando assaggi un piatto thailandese e ti chiedi da dove venga quella profondità di sapore, quel fondo salato, acido, quasi carnoso, la risposta è quasi sempre la stessa: fermentazione. La Thailandia, come gran parte del Sud-est asiatico, ha costruito la propria identità gastronomica su ingredienti fermentati che aggiungono umami, acidità e complessità a ogni portata.

È una tradizione che nasce, come ovunque, dalla necessità di conservare il cibo in un clima caldo e umido, ma che si è raffinata fino a diventare un linguaggio di sapori. Dai mercati del Nord della Thailandia alle bancarelle di street food dell’Isan, i fermentati thai attraversano tutte le grandi famiglie che trovi anche nella nostra guida ai cibi fermentati: verdure, legumi, e persino frutta. Vediamoli uno per uno.

Poco conosciuti in Italia, e vale la pena scoprirli. Fuori dai ristoranti thai, questi fermentati sono da noi quasi sconosciuti. Eppure sono alimenti vivi e nutrienti: molti portano fermenti benefici, tutti offrono quell’umami profondo e quella complessità di sapore che nascono solo dalla fermentazione. Conoscerli è il primo passo per portarli in tavola.

Verdure fermentate, phak dong

Il phak dong (ผักดอง, letteralmente “verdura in salamoia”) è la porta d’ingresso più naturale al mondo dei fermentati thai. Sono verdure, classicamente la senape indiana, ma anche cavolo, ravanelli e altre, messe in salamoia e lasciate lattofermentare finché non diventano piacevolmente acidule.

La tecnica è identica a quella dei crauti o del kimchi: il sale crea l’ambiente, i batteri lattici già presenti sulle foglie fanno il resto, abbassando il pH e conservando la verdura. La differenza sta nel contorno di sapori, spesso si aggiunge un po’ di zucchero e acqua di riso, e nell’uso: il phak dong finisce nelle zuppe, saltato con l’uovo, o come contorno acido a bilanciare i piatti piccanti.

La buona notizia. Se sai fare i crauti, sai già fare il phak dong. È il fermentato thai più semplice e più sicuro da riprodurre in casa, ci abbiamo dedicato una ricetta passo per passo.

Soia fermentata, thua nao

Nel Nord della Thailandia, dove l’influenza culinaria si intreccia con quella birmana e Shan, si prepara il thua nao (ถั่วเน่า, “soia marcita”): soia gialla fermentata grazie al Bacillus subtilis, lo stesso batterio del natto giapponese. Il risultato è una pasta, spesso essiccata in dischi sottili, usata come condimento umami, una sorta di alternativa locale alla pasta di gamberi.

Concettualmente il thua nao appartiene alla stessa grande famiglia della soia fermentata del miso giapponese, anche se segue una via microbica diversa (Bacillus invece del koji). Se ti affascina l’idea di fermentare i legumi, il miso resta il punto di partenza più documentato e accessibile per la cucina di casa.

Pesce e crostacei, nam pla, pla ra, kapi

Qui entriamo nel cuore più identitario, e più intenso, della fermentazione thai. Sono i fermentati che danno alla cucina il suo carattere, ma sono anche quelli che ha più senso comprare già pronti.

Perché non li trattiamo come ricette da fare in casa. I fermentati di pesce e crostacei richiedono stagionature lunghe, temperature controllate e materie prime freschissime: fuori da questo contesto il margine d’errore, e di rischio, è alto. Sono splendidi da conoscere e da usare in cucina, ma qui li raccontiamo come cultura gastronomica, non come tutorial. Compra prodotti di buona qualità e goditeli.

Frutta fermentata, nam mak

C’è un’altra famiglia, meno nota ma sorprendentemente vicina al nostro mondo: le bevande di frutta fermentata. In Thailandia e nel Sud-est asiatico sono diffusi i cosiddetti nam mak o “fruit enzyme”: frutta, ananas, kiwi, agrumi, frutti misti, messa a fermentare con zucchero fino a ottenere uno sciroppo acidulo, aromatico e leggermente frizzante, usato come tonico o diluito in acqua come bevanda.

Il principio è esattamente quello che già conosci se hai letto le nostre guide alle bevande: lieviti e batteri selvaggi presenti sulla buccia della frutta trasformano gli zuccheri in acidi, anidride carbonica e composti aromatici. È la stessa magia che avviene nel tepache a partire dall’ananas, o nel ginger bug con lo zenzero.

Vuoi provare la frutta fermentata? Non serve una ricetta thai specifica: la tecnica è universale. Parti dal tepache di ananas, frutta, zucchero, acqua e qualche giorno di pazienza, e avrai capito il meccanismo che sta dietro a tutte le bevande di frutta fermentata, thai comprese. Da lì puoi sperimentare con kiwi, mango o agrumi.
Cosa aspettarsi. I fermentati thailandesi sono cibi vivi, e la ricerca sui fermentati conferma benefici concreti su microbiota e digeribilità, con molti studi ancora in corso. Le promesse miracolose che a volte circolano (dimagrimento, detox, cura di malattie) sono un’altra cosa e vanno ben oltre le evidenze. La realtà sta nel mezzo, ed è già molto interessante: sapore, fermenti e una tradizione millenaria.

Carne e tè, naem e miang

Due fermentati che completano il quadro, entrambi affascinanti e tipicamente da acquistare più che da produrre:

Quali puoi fare in casa

Riassumendo, non tutti i fermentati thai sono uguali quando si tratta di replicarli nella cucina di casa. Ecco la mappa onesta:

🥬 Verdure phak dong Facile in casa

Stessa tecnica dei crauti. Il punto di partenza ideale.

🫧 Frutta nam mak Facile in casa

La stessa via del tepache e del ginger bug: frutta, zucchero, tempo.

🫘 Soia thua nao Impegnativo

Possibile ma delicato. Meglio partire dal miso, meglio documentato.

🐟 Pesce, carne, tè nam pla, naem, miang Compra pronto

Stagionature lunghe e controllate: da conoscere e usare, non da fare in casa.

Domande frequenti

Quali sono i principali cibi fermentati thailandesi?

Verdure fermentate (phak dong), soia del Nord della Thailandia (thua nao), salsa di pesce (nam pla), pesce fermentato (pla ra), pasta di gamberi (kapi), maiale fermentato (naem), foglie di tè fermentate (miang) e bevande di frutta fermentata (nam mak). Alcuni si fanno facilmente in casa, altri richiedono lunghe stagionature.

Cos’è il phak dong?

Sono verdure fermentate thailandesi, tipicamente senape o altre verdure a foglia, messe in salamoia e lasciate lattofermentare fino a diventare acidule. Stessa tecnica dei crauti e del kimchi, ed è il fermentato thai più semplice da fare in casa.

La salsa di pesce (nam pla) è un alimento fermentato?

Sì. Si ottiene fermentando pesce con sale per molti mesi: enzimi e batteri scompongono le proteine liberando l’umami intenso della cucina thai. È un fermentato a tutti gli effetti, ma per la lunga stagionatura non è pratico da fare in casa.

Cosa sono le bevande di frutta fermentata thailandesi?

Sono i nam mak o “fruit enzyme”: frutta (ananas, kiwi, agrumi) fermentata con zucchero per ottenere uno sciroppo acidulo e frizzante. Il principio è identico a quello del tepache: lieviti e batteri trasformano gli zuccheri in acidi, gas e aromi.

Quali fermentati thailandesi posso fare in casa?

I più adatti sono le verdure fermentate (phak dong) e le bevande di frutta fermentata. La soia (thua nao) è possibile ma impegnativa; i fermentati di pesce e carne è meglio acquistarli già pronti.

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