L’umami nascosto della cucina thai
Quando assaggi un piatto thailandese e ti chiedi da dove venga quella profondità di sapore, quel fondo salato, acido, quasi carnoso, la risposta è quasi sempre la stessa: fermentazione. La Thailandia, come gran parte del Sud-est asiatico, ha costruito la propria identità gastronomica su ingredienti fermentati che aggiungono umami, acidità e complessità a ogni portata.
È una tradizione che nasce, come ovunque, dalla necessità di conservare il cibo in un clima caldo e umido, ma che si è raffinata fino a diventare un linguaggio di sapori. Dai mercati del Nord della Thailandia alle bancarelle di street food dell’Isan, i fermentati thai attraversano tutte le grandi famiglie che trovi anche nella nostra guida ai cibi fermentati: verdure, legumi, e persino frutta. Vediamoli uno per uno.
Verdure fermentate, phak dong
Il phak dong (ผักดอง, letteralmente “verdura in salamoia”) è la porta d’ingresso più naturale al mondo dei fermentati thai. Sono verdure, classicamente la senape indiana, ma anche cavolo, ravanelli e altre, messe in salamoia e lasciate lattofermentare finché non diventano piacevolmente acidule.
La tecnica è identica a quella dei crauti o del kimchi: il sale crea l’ambiente, i batteri lattici già presenti sulle foglie fanno il resto, abbassando il pH e conservando la verdura. La differenza sta nel contorno di sapori, spesso si aggiunge un po’ di zucchero e acqua di riso, e nell’uso: il phak dong finisce nelle zuppe, saltato con l’uovo, o come contorno acido a bilanciare i piatti piccanti.
Soia fermentata, thua nao
Nel Nord della Thailandia, dove l’influenza culinaria si intreccia con quella birmana e Shan, si prepara il thua nao (ถั่วเน่า, “soia marcita”): soia gialla fermentata grazie al Bacillus subtilis, lo stesso batterio del natto giapponese. Il risultato è una pasta, spesso essiccata in dischi sottili, usata come condimento umami, una sorta di alternativa locale alla pasta di gamberi.
Concettualmente il thua nao appartiene alla stessa grande famiglia della soia fermentata del miso giapponese, anche se segue una via microbica diversa (Bacillus invece del koji). Se ti affascina l’idea di fermentare i legumi, il miso resta il punto di partenza più documentato e accessibile per la cucina di casa.
Pesce e crostacei, nam pla, pla ra, kapi
Qui entriamo nel cuore più identitario, e più intenso, della fermentazione thai. Sono i fermentati che danno alla cucina il suo carattere, ma sono anche quelli che ha più senso comprare già pronti.
- Nam pla (น้ำปลา), la salsa di pesce, l’anima salata della cucina thai. Acciughe e sale fermentati per molti mesi, spesso oltre un anno: gli enzimi scompongono le proteine liberando un umami potentissimo.
- Pla ra (ปลาร้า), pesce fermentato dell’Isan, conservato con sale e crusca o riso tostato. Pungente, deciso, è la base di molti piatti del Nord-est.
- Kapi (กะปิ), pasta di gamberi fermentata, densa e profumatissima, indispensabile nelle paste di curry e in molti nam phrik.
Frutta fermentata, nam mak
C’è un’altra famiglia, meno nota ma sorprendentemente vicina al nostro mondo: le bevande di frutta fermentata. In Thailandia e nel Sud-est asiatico sono diffusi i cosiddetti nam mak o “fruit enzyme”: frutta, ananas, kiwi, agrumi, frutti misti, messa a fermentare con zucchero fino a ottenere uno sciroppo acidulo, aromatico e leggermente frizzante, usato come tonico o diluito in acqua come bevanda.
Il principio è esattamente quello che già conosci se hai letto le nostre guide alle bevande: lieviti e batteri selvaggi presenti sulla buccia della frutta trasformano gli zuccheri in acidi, anidride carbonica e composti aromatici. È la stessa magia che avviene nel tepache a partire dall’ananas, o nel ginger bug con lo zenzero.
Carne e tè, naem e miang
Due fermentati che completano il quadro, entrambi affascinanti e tipicamente da acquistare più che da produrre:
- Naem (แหนม), una salsiccia di maiale fermentato con riso, aglio e peperoncino, lasciata lattofermentare pochi giorni finché non diventa acidula. Un raro esempio di carne fermentata a fermentazione lattica, cugina lontana dei salumi.
- Miang (เมี่ยง), foglie di tè fermentate del Nord della Thailandia, non da bere ma da mangiare: avvolte attorno a cocco, arachidi e lime nel celebre miang kham. Un fermentato di foglie che ricorda il lahpet birmano.
Quali puoi fare in casa
Riassumendo, non tutti i fermentati thai sono uguali quando si tratta di replicarli nella cucina di casa. Ecco la mappa onesta:
🥬 Verdure phak dong Facile in casa
Stessa tecnica dei crauti. Il punto di partenza ideale.
🫧 Frutta nam mak Facile in casa
La stessa via del tepache e del ginger bug: frutta, zucchero, tempo.
🫘 Soia thua nao Impegnativo
Possibile ma delicato. Meglio partire dal miso, meglio documentato.
🐟 Pesce, carne, tè nam pla, naem, miang Compra pronto
Stagionature lunghe e controllate: da conoscere e usare, non da fare in casa.
Domande frequenti
Quali sono i principali cibi fermentati thailandesi?
Verdure fermentate (phak dong), soia del Nord della Thailandia (thua nao), salsa di pesce (nam pla), pesce fermentato (pla ra), pasta di gamberi (kapi), maiale fermentato (naem), foglie di tè fermentate (miang) e bevande di frutta fermentata (nam mak). Alcuni si fanno facilmente in casa, altri richiedono lunghe stagionature.
Cos’è il phak dong?
Sono verdure fermentate thailandesi, tipicamente senape o altre verdure a foglia, messe in salamoia e lasciate lattofermentare fino a diventare acidule. Stessa tecnica dei crauti e del kimchi, ed è il fermentato thai più semplice da fare in casa.
La salsa di pesce (nam pla) è un alimento fermentato?
Sì. Si ottiene fermentando pesce con sale per molti mesi: enzimi e batteri scompongono le proteine liberando l’umami intenso della cucina thai. È un fermentato a tutti gli effetti, ma per la lunga stagionatura non è pratico da fare in casa.
Cosa sono le bevande di frutta fermentata thailandesi?
Sono i nam mak o “fruit enzyme”: frutta (ananas, kiwi, agrumi) fermentata con zucchero per ottenere uno sciroppo acidulo e frizzante. Il principio è identico a quello del tepache: lieviti e batteri trasformano gli zuccheri in acidi, gas e aromi.
Quali fermentati thailandesi posso fare in casa?
I più adatti sono le verdure fermentate (phak dong) e le bevande di frutta fermentata. La soia (thua nao) è possibile ma impegnativa; i fermentati di pesce e carne è meglio acquistarli già pronti.